| Scritto da Administrator, 28-03-2008 15:56 |
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Nonostante il chilometraggio abbastanza ridotto il vero tappone dolomitico del Giro d'Italia 2008 è questo. Domenica 25 maggio quindi sapremo molto dei destini del Giro, arrivato, dopo l'Alpe di Pampeago, ad uno dei suoi crocevia decisivi. Ci sono da scalare in rapida successione cinque grandi salite, tutte cariche di storia e che appesantiranno le gambe dei campioni già provate da due settimane di corsa e dai quasi 200 km di ieri a Pampeago. L'elenco delle salite è da brividi: Pordoi, San Pellegrino, Giau, Falzarego e Marmolada. L'arrivo è inedito, suggestivo come nessun altro in questo Giro, ai 2057 metri di quota del Passo Fedaia/Marmolada. E' una delle salite più selettive d'Europa che per la prima volta ospita un arrivo di tappa: al termine di una frazione così dura e con un finale su rampe come quelle che si incontrano dopo Malga Ciapela i distacchi potranno fioccare abbondanti.

Per gentile concessione RCS Sport
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Il percorso - Si parte da Arabba, per affrontare subito il Passo Pordoi dal versante meno transitato dalla corsa rosa (quello più classico è da Canazei). Questa scalata è più varia come pendenze rispetto al Pordoi "classico", è scalinata tra tratti ostici ed altri di recupero. Qui potrebbe già formarsi un gruppetto di attaccanti, e sarà particolarmente interessante vedere se i big manderanno in avanti, come chiaro proposito di battaglia per il finale, qualche compagno di squadra. Giunti in vetta si affronta la discesa verso Canazei e un tratto in fondovalle nella Val di Fassa che ci porta alla seconda salita di giornata, il San Pellegrino. In questa parte di percorso la fuga di cui si parlava dovrebbe prendere corpo. Da Moena, dopo una quarantina di km, si comincia a scalare il San Pellegrino. Anche questa è una salita ben nota, lunga circa 11 km e con pendenze piuttosto irregolari che nella prima parte arrivano al 14%, mentre gli ultimi 3 km sono molto facili. Anche qui i big staranno al coperto e a tenere banco dovrebbe essere la fuga di apripista e cacciatori di tappa. Da qui inizia un lungo tratto intermedio di discesa e falsopiano inframezzati dalla salitella di San Tommaso Agordino. Da Caprile, dopo poco più di 80 km dal via, la tappa entra veramente nel vivo. Si va verso il Passo Giau, una salita durissima che potrebbe riservare sorprese. La salita vera e propria inizia qualche km dopo Caprile: sono 10 km di grande regolarità su pendenze sempre elevate, 9-10%. Il terreno per un attacco di uomini importanti c'è: i km al traguardo sono ancora parecchi (dalla vetta poco più di 50), ma da qui è tutta salita e discesa e qualcuno in cerca dell'azzardo potrebbe anche esserci. E' più probabile che la bagarre si sposti più avanti: attaccare sul Giau, come detto, è un azzardo, ma a seconda della situazione in classifica ed anche del meteo può uscire anche questo. La discesa ci porta nell'ampezzano per andare subito ad affrontare un'altra salita dal nome importante, il Passo del Falzarego. Questa è una salita molto più semplice, in cui il lavoro di un gregario diventa essenziale. Le pendenze sono per lo più morbide, 5,5% di media, e se non ci sarano stati attacchi di uomini di classifica sul Giau sicuramente non ci saranno neanche qua. Ultima lunga discesa per tornare a Caprile e poi sarà salita finale verso il Passo Fedaia-Marmolada. La prima parte qui è la più semplice, poi da Malga Ciapela, a circa 6 km dalla vetta, inizia il tratto più difficile. E' il famoso rettilineo di circa 3 km che va verso Capanna Bill: una rampa impressionante, dritta, che si impenna fino al 18% e non concede mai respiro. Qui sarà battaglia aperta tra chi vorrà vincere il Giro. Gli ultimi 2 km sono leggermente meno duri, ma sempre impegnativi, e concedono qualche tornante di sollievo. In questi 6 km finali si possono scavare differenze importanti. E' una tappa decisiva per il Giro e che si presta a due possibili soluzioni tattiche: la prima è quella più scontata, con tutti i protagonisti ad aspettare la rampa della Marmolada per darsi battaglia. La seconda è quella di un attacco sul Giau dopo aver mandato in avanscoperta delle teste di ponte in precedenza. Come visto la salita più dura, prima della Marmolada, è il Giau: lì un corridore può attaccare ma avrebbe bisogno di un paio di compagni da sfruttare almeno sul Falzarego. Un'ipotesi suggestiva e difficile ma che a qualcuno potrebbe anche balenare.
La storia - Questa è la tappa da storia del ciclismo per eccellenza in questo Giro d'Italia. Pordoi, San Pellegrino, Giau, Falzarego, Marmolada sono tutti nomi che hanno un peso importante nella storia del Giro. Il Passo Pordoi è legato a doppio filo al nome del Campionissimo, Fausto Coppi, che qui passò in testa per ben 5 volte scrivendo pagine memorabili. Eppure la prima assoluta del Pordoi al Giro, nel 1940, fu in una giornata particolarmente dura per un giovanissimo Coppi. Appena ventenne il campione di Castellania era partito in quel Giro come gregario di Bartali nella Legnano, ma la corsa invertì i ruoli e consegnò la maglia rosa a Coppi. Sulle Dolomiti, in una giornata di freddo e neve, Coppi però si trovò in difficoltà proprio affrontando il Pordoi. Fu Bartali ad aiutarlo, consentendogli di salvare la maglia rosa e vincere il suo primo Giro d'Italia. Poi la storia vide ben 5 volte Coppi passare per primo sul Pordoi. Dal 1990 il Pordoi è stato proposto più volte anche come sede d'arrivo, confermandosi un teatro naturale impareggiabile per il ciclismo. Nel '90 Bugno, in rosa dal primo all'ultimo giorno, giunse in vetta con Mottet cui lasciò la vittoria attardandosi a smanettare, più o meno volutamente, sulle leve del cambio, mentre l'anno dopo Franco Chioccioli non fece sconti a nessuno: in maglia rosa staccò tutti quanti andando a vincere alla grande su questa montagna storica. Da ricordare anche che sul Pordoi Gilberto Simoni vestì la sua prima maglia rosa, al termine della tappa del 2001 che lo vide arrivare in vetta insieme a Perez Cuapio, con il messicano vincitore di tappa. Del Passo San Pellegrino si ricorda invece una tappa recente, la vittoria in cima a questa salita di Garate nel 2006, con Voigt che non disputò la volata dopo essere stato tutto il giorno a ruota. Il Passo Giau ha nella sua storia anche un'edizione del Giro in cui è stato Cima Coppi: era il 1973 e a conquistare la montagna fu un grande scalatore spagnolo, Juan Manuel Fuente. Spostandosi al Falzarego tornano ancora le leggendarie imprese di Coppi: nel '52 qui il Campionissimo partì da solo scavalcando poi anche il Pordoi ed il Sella e trionfando a Bolzano. Una delle tante imprese che Coppi ha disseminato sulle Dolomiti. La Marmolada invece è montagna dalla storia più recente, ma comunque arricchita almeno da una tappa leggendaria. Era il 1998, in maglia rosa c'era lo svizzero Zulle. Sulle rampe più dure della Marmolada, sul famoso rettilineo di 3 km, Pantani attaccò netto e solo Guerini gli resistette. I due completarono una cavalcata dolomitica d'altri tempi, superando sia la Marmolada che il Sella, mentre Tonkov arrancava e Zulle sprofondava. Alla fine Guerini vinse la tappa e Pantani indossò la prima maglia rosa della carriera, mettendo la prima perla di quell'anno magico, il 1998. Da ricordare che l'arrivo ai 2057 metri del passo è inedito, ma una volta, nel 1970, si è arrivati a Malga Ciapela, all'inizio del tratto duro, dove la tappa fu vinta da Michele Dancelli.
Il territorio - Da Arabba, in Val Cordevole, si risale verso il Passo Pordoi, ampio valico a cavallo tra Livinallongo e Val di Fassa. Dal Passo si può salire al Sass Pordoi in funivia: da qui, a 2950 metri di altitudine, si gode di uno dei più ampi e spettacolari panorami delle Dolomiti. Dal Pordoi si scende verso Canazei, posta allo sbocco della valle d'Antermont e sovrastata dal massiccio della Marmolada. Da qui si ridiscende la Val di Fassa: siamo in una delle valli ladine. I ladini sono eredi degli
antichi abitanti delle Alpi centrali e orientali.
Essi parlano il ladino, una lingua neolatina
derivata da un incrocio con la lingua dell'antico
popolo dei Reti. Anticamente i ladini occupavano
una buona parte dell'arco alpino, finchè le
invasioni barbariche li confinarono in poche ed
isolate valli laterali. I ladini rimasero isolati
fino all'Ottocento, quando il progredire delle
comunicazioni rese accessibili le loro valli,
successivamente valorizzate turisticamente.
Restano tuttavia alcuni caratteri peculiari del
popolo ladino che sopravvivono ancora oggi: la
lingua, i costumi, la straordinarietà
dell'artigianato del legno. Le valli ladine sono
Fassa, Gardena, Badia, Marebbe e Livinallongo. Dopo Canazei si ridiscende la Val di Fassa superando Campitello di Fassa, posta allo sbocco della stretta Val Duron sotto le pareti del Sassolungo, e Vigo di
Fassa, sede di partenza per le escursioni al
Catinaccio. A Vigo si può visitare il Museo ladino, testimonianza della cultura di questo popolo, che si trova nella frazione San Giovanni dove si trova pure una bella chiesa gotica. Moena è l'ultimo paese della Val di Fassa: più avanti si può proseguire in Val di Fiemme, altro paradiso per glli amanti degli sport invernali, ma la tappa del Giro da Moena svolta verso sinistra in direzione del Passo San Pellegrino. Il San Pellegrino segna il confine tra
Veneto e Trentino. Il suo valore
turistico è sfruttato sia in estate,
come sede di partenza per le escursioni
attraverso sentieri militari sul gruppo
dei Monzoni e l'area del Col Margherita,
sia in inverno con la moderna area
sciistica. Da vedere ci due caratteristici
laghetti alpini, il Miralago e il San
Pellegrino. Dopo lo scollinamento la discesa ci porta a Falcade a Cencenighe ritrovando la Valle del Cordevole fino a Caprile, una delle
località dolomitiche più belle, incastonata tra la Marmolada ed il
Civetta e circondata da splendidi boschi di conifere.
Da Caprile si svolta verso Selva di Cadore, nel comprensorio del Civetta, ed il Passo Giau. Il Giau è un'ampio valico prativo dominato dalla Gusela del Nuvolau. Il panorama dalla vetta spazia sulla conca d'Ampezzo e sulle montagne cortinesi: è possibile scorgere anche le Tre Cime di Lavaredo. Scavalcato il Giau, la tappa procede ad affrontare il Passo del Falzarego, che dalla Valle d'Ampezzo ci riporta verso l'Agordino. Il percorso torna quindi a Caprile, da cui inizia l'ultima salita di giornata, il Passo Fedaia-Marmolada. La Marmolada è uno dei massicci più spettacolari dell'arco alpino, ospita il più grande ghiacciaio delle Alpi orientali e raccoglie anche storiche tracce della Guerra Bianca, le battaglie montane che contrapponevano gli eserciti nella Prima Guerra Mondiale. Sulla strada vecchia che sale al Passo Fedaia è particolarmente spettacolare il tratto dei Serrai di Sottoguda, una strettissima gola che per un paio di km incanala la strada in un ambiente mozzafiato tra pareti a strappiombo. Sul Passo, nel breve falsopiano che segue allo scollinamento, si trova un lago artificiale, il Lago Fedaia, che serve alla produzione di energia idroelettrica.

In ricognizione con Pinotti - “Sarà davvero la tappa regina del
Giro”, sono state queste le prime parole pronunciate da Marco Pinotti appena
sceso dalla bicicletta, mercoledì 2 aprile, dopo aver concluso la ricognizione
del percorso della 15a tappa del Giro d’Italia che si svolgerà domenica 25 maggio 2008 lungo le
strade di Dolomiti Stars e della Provincia di
Belluno (Nella foto Pinotti sul Pordoi). “Ho pedalato per circa 5 ore
provando tutte le salite della tappa – dice Pinotti –. E’ stato davvero
affascinante scollinare sui passi tra i muri di neve. Oggi c’era il sole,
speriamo che il tempo ci assista anche quando passerà la corsa altrimenti questa
tappa già tanto difficile diventerà durissima”.
“ Dopo la Marmolada magari non
sapremo ancora il vincitore finale del Giro - spiega il
corridore del team High Road , 4 giorni in maglia rosa al Giro 2007 - ma
di sicuro scopriremo chi non arriverà a Milano in maglia rosa. Le Dolomiti da
sempre accendono la corsa ed esaltano il pubblico. Sarà una grande giornata di
sport e spettacolo”.
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