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Aspettando il Giro d'Italia
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| 20° tappa Rovetta - Tirano 224 km |
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 01 maggio 2008 ) |
Eccoci all'ultimo appuntamento con la montagna del Giro 2008. E' un appuntamento coi fiocchi, ci sono da scalare due veri giganti della corsa rosa, due monumenti del ciclismo, il Gavia ed il Mortirolo. La tappa è lunga, 224 km, difficile, selettiva, e può aprirsi ad ogni tipo di sorpresa, anche perchè le fatiche di tutto il Giro si faranno sentire. Tutto probabilmente si deciderà sul Mortirolo, una delle salite più selettive, se non la più selettiva in assoluto che si sia mai vista in un grande giro. Il finale, dopo aver superato il Mortirolo, è abbastanza morbido, con la scalata all'Aprica, poco più di un falsopiano, e all'arrivo in discesa a Tirano. Ma questo non è detto che possa rendere la tappa più facile, anzi: il Mortirolo è una salita talmente dura che metterà i corridori ciascuno per sè o quasi, ed in un finale come questo, dove servirà forza per spingere sui falsopiani, i distacchi potrebbero anche dilatarsi. Attenzione, quindi, perchè in questa tappa si può rovesciare tutto il Giro. per gentile concessione RCS Sport Il percorso - E' un tracciato classico della storia recente del Giro d'Italia, quello che prevede le scalate al Gavia e al Mortirolo. Si parte da Rovetta, a due passi dall'arrivo del Monte Pora di ieri, e da casa Savoldelli. Fino al 70° km si risale la Val Camonica senza difficoltà rilevanti, poi da Edolo la strada comincia a diventare un falsopiano già un po' più impegnativo. In questa fase potrebbe andare via una fuga di seconde linee, e sempre ci sarà da valutare l'inserimento eventuale di compagni di squadra degli uomini di classifica. Nel finale infatti sarebbe fondamentale poter trovare sulla strada un compagno d'aiuto, ma superare in fuga Gavia e Mortirolo e poi poter essere utile al capitano negli ultimi 40 km non è cosa delle più semplici. Comunque si arriva a Ponte di Legno, dove inizia la versa scalata al Gavia, un gigante con i suoi 2618 metri di altezza e i 18 km per arrivare in cima. La prima parte è la più pedalabile, dopo circa 7 km, al Santuario di Sant'Apollonia, inizia il tratto più duro con delle rampe che arrivano al 15%. La salita si fa poi più regolare su pendenze significative, ma l'altitudine comincia a complicare le cose. Di conforto per i corridori c'è che ormai il Gavia è completamente asfaltato. Su questa salita comunque i big dovrebbero rimanere coperti in attesa del Mortirolo. Dalla vetta c'è una lunga discesa verso Bormio e la strada si mantiene favorevole fino a Mazzo in Valtellina, dove si materializza lo spauracchio, il Mortirolo. I più forti dovranno essere attenti ad iniziare la salita in testa perchè la strada si strettisce e si inerpica subito impegnativa. E' però dopo 3 km di salita che il Mortirolo presenta il tratto più estenuante: le pendenze si mantengono a lungo sul 18-20% e qui si può fare selezione durissima. Il Mortirolo continua a salire in un fitto bosco tra stretti tornanti e pendenze che fino agli ultimi 3 km non scendono mai sotto il 10-12%. All'ottavo km, all'uscita di una serpentina, è posto il monumento a Marco Pantani voluto dall'Associazione corridori. Nel finale la salita comincia a concedere respiro con qualche tratto abbastanza pedalabile, ma ormai la corsa dovrebbe essere esplosa con i corridori ognuno per sè o quasi. La discesa ci riporta ad Edolo da dove si risale subito all'Aprica, una salita lunga, 15 km, ma che è poco più di un falsopiano. Dalla cima ancora 14 km di discesa e pianura per l'arrivo di Tirano. Un finale morbido, quindi, ma che come detto in apertura, non crediamo che consentirà grandi recuperi. Spesso con una situazione così selezionata come uscirà sicuramente dal Mortirolo, i distacchi tendono ad aumentare anche su terreni non difficili come l'Aprica. Quindi ci aspettiamo un attacco nella prima fase del Mortirolo, dopo 3-4 km, e poi distacchi pesanti all'arrivo con una classifica che potrà rivoluzionarsi. La storia - Gavia e Mortirolo, due autentici monumenti. Su queste salite si sono scritte pagine leggendarie, si sono scoperti ed esaltati grandi campioni. Il Gavia fu scoperto da Vincenzo Torriani che lo inserì nel Giro d'Italia del 1960. I Girini trovarono lassù, ad oltre 2600 metri di quota, freddo e pioggia che uniti alla difficoltà della salita e a un fondo stradale in gran parte sterrato, consegnarono alla storia una frazione durissima e rimasta scolpita nella memoria di chi la visse. Sul Gavia fu un giovane scalatore veneto, Imerio Massignan, a fare il vuoto e scollinare per primo sotto il diluvio, ma nella discesa ebbe la sfortuna di forare due volte. All'arrivo di Bormio Massignan finì così ad una manciata di secondi dal vincitore, il grande Charly Gaul. Nonostante il grande clamore suscitato da quella montagna, Torriani decise di riproporla solo nel 1988. Quella volta la scalata fu ancora più drammatica: il Giro fu colto da una vera e propria bufera di neve, con cinque sotto zero e i corridori che procedevano infreddoliti sullo sterrato che impastava le ruote tra fango e neve. In cima al Gavia arrivò per primo un olandese, Van de Velde, in maglia ciclamino. All'arrivo di Santa Caterina Valfurva, dopo una quindicina di km di discesa, però il povero olandese si vide dopo tre quarti d'ora dall'arrivo dei primi. Quasi congelato, si era dovuto fermare lungo la discesa per cercare riparo da un gruppo di tifosi. Quel giorno ne successero davvero di tutti i colori: Beppe Saronni raccontò che scendendo dal Gavia era talmente congelato che per cercare di riscaldarsi girò la bici per fare qualche centinaio di metri di salita. Altri si fermavano, salivano in ammiraglia, cercavano soccorso dai tifosi. La vittoria di tappa andò a Erik Breukink con una manciata di secondi su Andy Hampsten, che a fine Giro divenne il primo americano a vincere la maglia rosa. Andò male invece a Chioccioli, che aveva conquistato i simboli del primato il giorno prima del Gavia a spese di Podenzana: quel giorno andò in crisi e cedette la maglia rosa. Negli anni successivi il Gavia è stato riproposto altre volte, ma sempre in posizione più defilata, lontano dal traguardo e all'ombra del Mortirolo, con cui va quasi sempre a braccetto. Un peccato perchè questa montagna che incute timore meriterebbe di rivivere una giornata da grande protagonista, nel finale di una tappa decisiva.
Nella foto il monumento a Pantani sul Mortirolo - Bettiniphoto Capitolo Mortirolo: questa salita fu segnalata a Vincenzo Torriani a fine anni Ottanta, quando il mitico patron stava lasciando il timone del Giro a Carmine Castellano. Nel 1990 il Mortirolo esordì al Giro, ma la scalata fu affrontata dal versante più facile, quello di Monno. Il colombiano Leonardo Sierra, una delle scoperte di Gianni Savio, andò in fuga da solo superando la vetta, ma nella ripidissima discesa cadde per due volte. Nonostante questo Sierra riuscì a raggiungere da vincitore il traguardo dell'Aprica, anche se negli anni successivi non riuscì più a confermare quel talento che aveva fatto vedere sul Mortirolo. Tutti però si accorsero di quanto fosse terrificante il versante del Mortirolo che era stato affrontato in discesa e che aveva messo in crisi Sierra. Dall'anno successivo il Mortirolo è sempre stato scalato da quel versante, quello di Mazzo in Valtellina. In quel 1991 Chioccioli completò con un volo solitario un Giro splendido, diventando il primo dominatore del vero Mortirolo. Ma la leggenda della salita iniziò il 5 giugno del 1999, insieme a quella di uno dei più grandi scalatori di tutti i tempi, Marco Pantani. Il romagnolo era una delle belle speranze di quel Giro, ma quel giorno compì la prima delle sue imprese leggendarie, demolendo con i suoi scatti sua maestà Indurain, la maglia rosa di Berzin, campioni come Bugno e Chiappucci. Pantani si esaltò sul Mortirolo, trascinando la folla che si innamorò subito di lui, poi fu raggiunto in fondovalle e partì imprendibile di nuovo sul Santa Cristina, mandando in bambola Indurain. All'arrivo il secondo, Chiappucci, fu a 3'. Nacque così insieme la leggenda di una salita e di un campione mitici. Purtroppo Pantani non riuscì più a salire sul Mortirolo: nel '96 e '97 la scalata se la spartirono Gotti e Tonkov, prima tappa al bergamasco e Giro al russo, mentre l'anno seguente fu il contrario, con Pantani sempre fermo per incidenti. Nel '99, quando il Mortirolo si doveva scalare sempre il 5 giugno, e Pantani si apprestava a chiudere un Giro memorabile, arrivò proprio quella mattina l'esclusione del Pirata per ematocrito alto. Sul quel Mortirolo, in un clima irreale, Gotti andò ad aggiudicarsi il Giro mentre la tappa la vinse Heras. Nel 2004 sul Mortirolo, affrontato ad inizio tappa, iniziò la fuga di Simoni e Garzelli che si concluse alla Presolana con la vittoria del secondo, mentre Cunego difendeva senza problemi la maglia rosa. Ultima volta, il 2006: Basso e Simoni scalarono la salita insieme, ma la tappa fu ricordata per il diverbio dopo l'arrivo dell'Aprica, quando Simoni accusò Basso di avergli chiesto dei soldi in cambio della tappa.
Il territorio - Rovetta, sede di partenza, sorge su un altopiano a circa 700 metri di altitudine, in un tipico paesaggio prealpino in cui si alternano prati e boschi. Siamo in Val Seriana, sotto al massiccio della Presolana. La maggiore curiosità di Rovetta è legata a Casa Fantoni, un museo che celebra una dinastia di scultori ed intarsiatori del legno. Importante è anche la Chiesa di Ognissanti, perchè al suo interno è custodito un quadro del Tiepolo. Da Rovetta la tappa percorre parte del percorso di ieri, verso il lago d'Iseo, e poi risale nuovamente la Val Camonica. Stavolta però si percorre la Valle nella sua interezza risalendo a Edolo e Ponte di Legno, il centro turistico più rilevante della Valcamonica, grazie anche alla vicinanza del ghiacciaio del Presena nel gruppo dell'Adamello-Presanella. Da Ponte di Legno inizia la scalata al Gavia che ci porta dalla Val Camonica alla Valfurva. Dopo aver superato Santa Caterina Valfurva, la discesa prosegue fino a Bormio, in Valtellina, in un territorio che ha visto le presenze dei Celti, dei Reti e dei Romani fino al dominio sforzesco e visconteo. Bormio, antico insediamento di epoca preromana, è oggi una delle più rinomate stazioni turistiche e termali. Il suo centro è Piazza Cavour, con la Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio, costruzione risalente al IX secolo. Bormio è molto attiva nel settore degli sport invernali, tanto che nel 2005 ha organizzato per la seconda volta i mondiali di sci alpino, a vent'anni di distanza dalla prima rassegna iridata. La corsa scende ancora in Valtellina, lungo l'Adda, per una trentina di km, fino a Mazzo. Da qui si scala il Mortirolo che ci riporta nell'Alta val Camonica, ad Edolo, dove si risale tranquillamente l'Aprica. Il paese di Aprica sorge sul passo omonimo che collega la Valle dell'Adda e la Valcamonica. Una delle particolarità di questa stazione turistica è la presenza di 16 murales ispirati alla storia e all'ambiente locale, opera di Alcide Pancot. L'ultimo tratto di discesa è verso Tirano, sede d'arrivo. Questo paese è sempre stato un importante centro per la sua posizione all'intersezione tra la Valtellina e la strada del Passo Bernina che porta in Svizzera. La costruzione più cospicua è il cinquecentesco Santuario della Madonna di Tirano, eretto sul luogo in cui si narra sia avvenuta un'apparizione della Madonna.
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